Italia al primo posto in Europa e secondo nel mondo per uso efficiente delle risorse.

Nell’ultimo rapporto 2019 del Circular Economy Network l’Italia si conferma al primo posto in Europa per miglior economia circolare. Il nostro Paese ha totalizzato 103 punti, spiccando su Regno Unito con 90 punti e Germania con 88 punti totalizzati.

Siamo i migliori per:

  1. valore economico generato per unità di materia prima;
  2. percentuale di riciclo sui rifiuti;
  3. energia prodotta dal riciclaggio.

Questo primato è dovuto alla somma dei risultati raggiunti in diverse categorie.

Nella circolarità delle materie e dell’energia nel settore della produzione l’Italia ha un ottimo punteggio.

In particolare il valore economico generato per unità di materia prima consumata è 3 euro per ogni Kg (contro una media europea di 2,24) e quello generato per unità di energia è 10,2 euro per ogni kg di petrolio equivalente consumato (a fronte di una media europea di 8,5).

L’Italia con il 76,9% è il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti, più del doppio della media Ue (36%) e meglio di Francia (53,6%), Regno Unito (43,6%), Germania (42,7%), Spagna (36,1%).

Con il 18,5% di energie prodotto da materiale riciclato, l’Italia è leader tra i grandi Paesi europei per tasso di circolarità dell’energia. Una sostituzione di materiale che comporta un risparmio pari a 21 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 58 milioni di tonnellate di Co2.

Il modello economico dell’economia circolare si basa sul concetto per cui l’accessibilità di grandi quantità di risorse ed energia sarà sempre meno adatto alla realtà in cui ci troviamo ad operare. Le iniziative a sostegno dell’efficienza da sole possono ritardare la crisi del modello economico, ma non sono sufficienti a risolvere i problemi dati dalla natura finita degli stock.

Si considera di ripensare nel complesso il modello produttivo classico basato sull’iper sfruttamento delle materie prime naturali per muoversi verso un approccio fondato sul riciclaggio come punto fondamentale del ciclo produttivo.

La Fondazione Ellen Mc Arthur ha individuato 5 principi fondamentali dell’economia circolare:

  • eco progettazione: progettare i prodotti pensando già al suo impiego dopo l’uso (pensando alle caratteristiche che ne permetteranno lo smontaggio ed impiego in altro modo);
  • modularità e versatilità: dare la priorità alla modularità e versatilità perché il prodotto si possa adattare al cambiamento delle condizioni esterne;
  • energie rinnovabili: favorire l’abbandono del modello energetico delle fonti fossili verso le energie rinnovabili;
  • approccio ecosistemico: avere attenzione all’intero sistema, considerando le relazioni di causa ed effetto;
  • recupero dei materiali: preferire le materie prime seconde, che provengono da filiere di recupero.

L’Italia dunque si posiziona al primo posto su questi punti ma registra un periodo di ristagno nelle azioni messe in pratica dal nostro paese.

In particolare i campi frenanti sono: livello di affitto e leasing di apparecchiature per ufficio, basso livello di tessuti usati, e del valore della produzione delle imprese di riparazione.

Rapporto nazionale sull’economia circolare individua alcuni punti da cui partire per migliorare nel futuro:

  • diffondere la conoscenza delle buone pratiche dell’economia circolare;
  • promuovere la bio economia rigenerativa: tutelare la fertilità dei suoli e dare priorità alla sicurezza alimentare;
  • sostenere l’economia circolare negli acquisti pubblici;
  • rivalutare la filiera del riciclo dei rifiuti sotto normative europee e le pratiche del End of Waste.
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