Cultura e creatività alimentano e sostengono il settore produttivo. 

In Italia il sistema produttivo culturale e creativo produce 89,9 miliardi di valore aggiunto e ne muove in totale 250: il 16,7% della ricchezza prodotta.

L’economia italiana trova un grande traino nella cultura del paese.

La cultura è uno dei motori trainanti dell’economia italiana, uno dei fattori che più alimentano la qualità e la competitività del made in Italy.

Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo, fatto da imprese di qualsiasi dimensione e sia da profit che non profit, genera 89,9 miliardi di euro ed attiva altri settori dell’economia, arrivando a muovere nell’insieme 250 miliardi. Ovvero il 16,7% del valore aggiunto nazionale. Un dato che comprende il valore prodotto dalle filiere del settore, ma anche di quella parte dell’economia che beneficia di cultura e creatività e che da queste viene stimolata, a cominciare dal turismo.

Una ricchezza che si riflette in positivo anche sull’occupazione: il solo Sistema Produttivo Culturale e Creativo nel 2018 ha garantito un’occupazione  a 1,5 milioni di persone (quasi 22 mila unità in più del 2017), che rappresentano il 6% del totale degli occupati in Italia.

Ma il dato più forte è che il Sistema Produttivo Culturale e Creativo ha un effetto moltiplicatore sul resto dell’economia di 1,8, ovvero per ogni euro prodotto nel settore se ne attivano altri 1,8 euro in altri settori.

Storicamente il settore Produttivo Culturale e Creativo è un sistema in positivo: dal 2016 ha prodotto un costante valore aggiunto rispetto agli anni precedenti (con una media di +1,8%), sostenuto da un analogo aumento dell’occupazione (+1,5%). Crescite lievemente superiori a quelle relative al complesso dell’economia (+1,5% di valore aggiunto e +1,3% di occupazione in media tra gli anni).

Cos’è il Sistema Culturale e Creativo? 

Comprende tutte le attività economiche che producono beni e servizi culturali, ma anche tutte quelle attività che non producono beni o servizi strettamente culturali, ma che utilizzano la cultura come input per accrescere il valore simbolico dei prodotti, quindi la loro competitività.

Il Sistema Culturale e Creativi si divide in 5 macro settori:

  • industrie creative (architettura, comunicazione, design), capaci di produrre 12,9 miliardi di valore aggiunto (il 14,4% del totale del comparto), grazie all’impiego di 253 mila addetti (16,9%)
  • industrie culturali propriamente dette (cinema, editoria, videogiochi, software, musica e stampa), generano 33 miliardi di euro di valore aggiunto, ovvero il 37,1% della ricchezza generata dal SPCC, dando lavoro a 492 mila persone (32,9% del settore)
  • patrimonio storico-artistico (musei, biblioteche, archivi, siti archeologici e monumenti storici), aggiungono 3 miliardi di euro di valore creato e oltre 53 mila addetti.
  • performing arts e arti visive, generano invece 7,2 miliardi di euro di ricchezza e 129 mila posti di lavoro
  • le imprese creative-driven (imprese non direttamente riconducibili al settore ma che impiegano in maniera strutturale professioni culturali e creative, come la manifattura evoluta e l’artigianato artistico), creano 33,5 miliardi di euro di valore aggiunto (il 37,2% dell’intero sistema culturale e creativo) e 568 mila addetti (38% del totale del sistema culturale e creativo).

Settori di produzione culturale:

Tra i settori più trainanti c’è sicuramente il design, in quanto si configura come un comparto poliedrico che fornisce servizi creativi a una molteplicità di ambiti anche molto diversi tra loro. Questa caratteristica lo rende un settore particolarmente appetibile sul mercato: negli ultimi cinque anni, il design risulta essere il quinto settore a livello europeo in termini di crescita di fatturato. Molta dell’economia manifatturiera e dei servizi vede in questo settore la capacità di sviluppare valore simbolico e immateriale, che può essere incorporato nei propri prodotti. Il design è fortemente influenzato ed alimentato dal substrato culturale del nostro Paese.

Anche la gestione del patrimonio culturale ed artistico registra una crescita, seppur minima rispetto al proprio potenziale, che comunque segna un miglioramento con quote percentuali significative e generazione di fatturato legato al turismo culturale.

Il cinema e l’editoria tornano ad avere un segno positivo dopo aver subito forti cambiamenti dettati dalla sfida del digitale. In particolare, l’editoria ha finalmente capito che il digitale è una tecnologia che ri-gerarchizza le modalità di lettura, senza cancellare le modalità precedenti, e quindi è tornata a concentrarsi sui contenuti e sull’internazionalizzazione.

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