La green economy in Italia traina il settore produttivo.

Il tessuto produttivo italiano sta aumentando progressivamente la quota green dimostrando l’impegno verso un’economia sempre più rispettosa dell’ambiente. A mostrare i numeri delle ottime performance dell’Italia è il GreenItaly 2018.

Traguardi per le aziende italiane.

Oltre 345 mila imprese italiane, il 25% del totale, negli ultimi 5 anni hanno puntato sulla green economy. Nel 2017, il 34% delle aziende che ha puntato sul green ha visto aumentare il proprio export contro il 27% di quelle aziende che invece non hanno adottato azioni di sostenibilità.

Il 32% delle aziende green ha registrato un aumento del fatturato, contro il 24% delle altre aziende. Mentre invece il 79% ha sviluppato attività di innovazione contro il 43%, anche di tipo tecnologico di impresa 4.0 (con il 26% contro l’11%).

Un pacchetto strutturato di investimenti green può far compiere un significativo passo in avanti nella transizione dell’Italia verso la green economy aiutando la ripresa e creando nuova occupazione.

Occupazione

L’occupazione è uno dei target principali della green economy. Sul fronte occupazionale ci distinguiamo nuovamente dovendo alla green economy 3 milioni di posti di lavoro, il 13% del totale nazionale, un valore destinato a crescere ancora durante l’anno. I settori con coefficiente occupazionale più alto sono rispettivamente le fonti rinnovabili con il 32%, agricoltura biologica con il 18%, rigenerazione urbana con il 12%.

Posizione guadagnata “grazie al miglioramento dell’eco-efficienza in tutti e quattro gli indicatori analizzati: materie prime, consumi energetici, produzione di rifiuti ed emissioni atmosferiche”, si legge in GreenItaly 2018. “La performance italiana è favorita dallo stesso made in Italy, capace di creare valore economico a partire dagli asset immateriali” quali “design, qualità dei materiali impiegati, innovazione, sartorialità delle produzioni, immagini dei prodotti”.

Sono sette le attività in cui l’Italia eccelle.

La green economy italiana conquista, nella classifica delle principali economie verdi europee. Sono 4 i  primi posti (fonti rinnovabili, riciclo dei rifiuti speciali, emissioni pro capite nei trasporti e nei prodotti agroalimentari certificati) e 3 secondi posti (efficienza energetica, produttività delle risorse, agricoltura biologica).

L’Italia registra performance migliori di Germania, Francia, Spagna e Regno Unito, nonostante le note negative dell’alto tasso di emissione di gas serra e di elevato consumo del suolo.

I primati italiani green italiani suddivisi in macro aree:

Materie prime: secondo i dati Eurostat il Belpaese con 307 tonnellate di materia prima per ogni milione di euro prodotto dalle imprese è molto più efficiente della media Ue (455 tonnellate). Si colloca così terza nella graduatoria UE-28, dietro solamente al Regno Unito (236 t) ed al Lussemburgo (283 t).

Consumi energetici: siamo secondi tra i big player europei per consumi energetici per unità di prodotto: dalle 17,3 tonnellate di petrolio equivalente per milione di euro del 2008 siamo passati alle 14,2 tonn di oggi. Davanti a noi c’è solo la Gran Bretagna che di tonnellate ne consuma 10,6.

Rifiuti: Con 43,2 tonnellate per ogni milione di euro prodotto (1,7 t in meno del 2008) siamo i più efficienti nella riduzione dei rifiuti tra le cinque grandi economie europee.

Emissioni: l’Italia è terza tra le cinque grandi economie comunitarie (104,2 tonnellate CO2 per milione di euro prodotto) dietro alla Francia (85,5 t, in questo caso favorita dal nucleare) e al Regno Unito (93,4 t; pesa, grazie al ruolo della finanza).

Innovazione.

Per quanto riguarda l’eco-innovazione, secondo l’indicatore Eco-IS (Eco-Innovation Scoreboard) l’Italia con un punteggio di 113 si posiziona al di sopra della media Ue, al pari con l’Austria, ma dopo Svezia, Finlandia, Germania e Danimarca.

In quanto a startup green invece, l’Italia si trova sul podio in Europa, registrano un alto numero di nuove aziende ad elevato contenuto tecnologico. Le nostre startup si dedicano alla creazione di nuovi materiali partendo da prodotti riciclati, o nella realizzazione di prodotti, che generalmente sono pensati per essere monouso, ma rimodulati con valenza di riuso (cialde del caffè riempibili, penne ricaricabili).

I buoni propositi del nostro Paese per ridurre il proprio impatto ambientale:

  • rilanciare le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica per affrontare le nuove sfide climatiche e rinnovare il sistema energetico;
  • puntare sull’economia circolare, valorizzare i buoni risultati già raggiunti e attuare efficacemente il nuovo pacchetto di Direttive europee;
  • promuovere l’elevata qualità ecologica quale fattore decisivo per il successo delle imprese italiane;
  • assicurare lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile, di qualità e multifunzionale;
  • spingere il cambiamento verso alla mobilità urbana;
  • attivare un programma nazionale per la rigenerazione urbana, supportato con gli strumenti e gli indirizzi delle green city;
  • tutelare e valorizzare il capitale naturale.

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