New York è la città che non dorme mai, che ti travolge e manda alle stelle il tuo spirito d’iniziativa.
Matteo Berti, Business Development Manager di GDS Global Display Solutions, ce la racconta proprio così e ci mette di fronte alle nuove possibilità e alle esperienze che ha vissuto durante la mobilità formativa. Il suo è un punto di vista differente, è la visione di chi già da un anno mezzo vive gli Stati Uniti e il mercato lo sta conoscendo giorno dopo giorno, cliente dopo cliente, fiera e appuntamento.

Buongiorno Matteo, ci racconti un po’ di te e di cosa ti occupi?
«Ciao, ho 29 anni e ad inizio 2017 GDS mi ha dato l’opportunità di trasferirmi negli Stati Uniti per lavorare presso la sede di Rockford, nell’Illinois, ad un’ora da Chicago circa.
Mi occupo primariamente di sviluppo business, sia gestendo direttamente un portafoglio di clienti sia ricerca di nuovi clienti, parallelamente supporto i venditori local e le attività di marketing, ad esempio organizzando le fiere qui negli Stati Uniti, facendo da “ponte” con la sede centrale di Cornedo per facilitare la comunicazione tra le due sedi.
Ho una formazione di stampo economico e ho sempre avuto un forte interesse e curiosità per ciò che attiene l’internazionalizzazione delle aziende italiane. Da poco ho iniziato qui un Executive Master in Business Administration.»

GDS: di cosa si occupa l’azienda? In quali mercati opera attualmente l’azienda?
«L’azienda è da oltre 35 anni leader nella produzione di display destinati ad un utilizzo professionale quindi, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, operando principalmente in ambito industriale, medicale e ora il nostro focus è il macro-mercato del “digital signage”, ossia della segnaletica digitale nell’ambito dei trasporti (informazione al passeggero: orari, gate, binari, ecc). Qui negli Stati Uniti lavoriamo molto nella cosiddetta QSR (Quick Service Restaurant), ossia per importanti catene di ristorazione “fast food”.
Altri mercati sui quali lavoriamo sono quelli del retail (all’interno di negozi per promuovere nuovi prodotti o collezioni) e dell’advertising.
C’è un’integrazione molto forte con altre tipi di tecnologie, come gli iBeacon, che ti permettono di attirare utenti presenti nelle vicinanze, ma anche con software di analytics e intelligence; attraverso questi, per esempio, è possibile conoscere il numero di persone che sono passate davanti al display, ma anche conoscerne anche il genere, un’approssimazione dell’età e creando quindi contenuti specifici in base alla profilazione.»

Hai partecipato alla mobilità formativa che abbiamo organizzato a New York: cosa ti sei portato a casa da questa esperienza?
«La consapevolezza che il mercato americano offre ottime opportunità per le aziende italiane e venete soprattutto, ma che serve arrivarci con voglia di investire in una presenza locale e con una strategia in mente. Si tratta di una realtà con delle dinamiche, anche culturali, più lontane dal nostro quotidiano di quanto ci possano raccontare film e canzoni americane che conosciamo. Sono qui da più di un anno ormai e c’è un modo di vivere che sto iniziando forse ora a capire meglio.
“Tu vo’ fa l’americano ma sei nato in Italy”, ecco, il Made In Italy ha grandissimo valore, ma è fondamentale per le aziende non sottovalutare come portare e comunicare questo valore ai clienti USA. Il messaggio forte che abbiamo portato a casa è che per vincere qui è importante conoscere come ragiona il cliente locale, che – ad esempio – è particolarmente esigente e sensibile soprattutto quando si tratta di servizio di assistenza e post vendita.»

L’Agenzia ICE di New York è un punto di riferimento importante per le aziende che decidono di esplorare il mercato statunitense. Hai avuto modo di conoscerne l’organizzazione durante la mobilità e parlare con diversi professionisti: qual è il consiglio che più ti ha colpito e più importante per la tua azienda?
«È stato un incontro molto interessante, sia al mattino all’Agenzia ICE, sia il pomeriggio con Arper. L’Agenzia ICE è un solido punto di riferimento e può aiutare concretamente le aziende che decidono di esplorare il mercato statunitense aiutandole nei tanti aspetti del business da coltivare. Quello che ci siamo portati a casa è sicuramente che serve tempo; serve tempo per conoscere gli Stati Uniti, sembrano vicini perché siamo cresciuti con i loro film, ma culturalmente ci sono delle forti differenze. Anche l’aspetto della relazione umana è molto importante e non bisogna farsi tradire dal fatto che viviamo in una realtà con interazioni spesso virtuali e dove tutto accade velocemente. Chi vuole insediarsi nel mercato americano e non fare una vendita spot deve investire nelle relazioni ed avere una presenza negli Stati Uniti, un ufficio quindi. La credibilità è maggiore per chi ha una sede sul territorio. Ottenere fiducia richiede tempo, occorre avere voglia di mostrare di voler investire nel mercato americano, occorre una strategia.
Inoltre, un dato su cui abbiamo discusso molto, è il fortissimo orientamento al cliente che si esplicita nel forte peso che i servizi hanno sull’economia locale (80% del PIL). Ne deriva che garantire un’assistenza post vendita è fondamentale ma è qualcosa che si percepisce anche nel quotidiano, c’è una forte tendenza a competere sul livello di servizi nell’offerta, piuttosto che ingaggiare battaglie sanguinarie sui prezzi.
Quindi, questo è sicuramente qualcosa di importante: avere una presenza e la volontà di volerla instaurare, una strategia e prestare molta attenzione nell’organizzarsi per garantire un servizio di assistenza di livello, perché è quello che il cliente valuta maggiormente.»

Durante la mobilità formativa hai visitato e partecipato anche a Techspo New York 2018: c’è qualche strategia o tecnologia digitale che vorresti applicare in azienda?
«Se dovessi sceglierne una direi le chatbot: il web è la prima fonte di ricerca di informazioni sull’azienda, non è una novità, forse non ce ne stiamo rendendo conto ma utilizziamo i social media sempre più come motore di ricerca. Per esempio sei su Facebook e vuoi andare al ristorante, cerchi il nome, trovi gli orari, le recensioni, il numero di telefono e dov’è. Potrebbe sembrare paradossale ma l’utente che trova l’azienda sui social, anche solo interagendo con una chatbot, per quanto sia una figura virtuale, riceve un primo segnale che dietro c’è un’organizzazione e aiuta nella raccolta di lead.
Mi ha sorpreso perché non si tratta di una tecnologia digitale limitata al B2C, è importante anche nel B2B, perché ormai è istintivo ricercare sul web e cercare un primo contatto in via telematica.»

Se dovessi descrivere e sintetizzare questa mobilità formativa a New York con una parola quale useresti?
«È la parola che ho usato di più per descrivere questa mobilità formativa a colleghi, amici e parenti. La mia parola è ossigenante perché trasmette la dinamicità di New York, una città che ti travolge, e in generale sono gli Stati Uniti che trasudano spinta all’azione, ad agire, a intraprendere. Sono grato di aver avuto l’opportunità di partecipare.»

Per saperne di più su GDS Global Display Solutions visita il sito web: displays.gds.com

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