Oggi, in tutto il mondo, oltre 4 miliardi di persone hanno una connessione internet e più di 3 miliardi sono attive sui social media; i dati sono chiari, per le imprese che si approcciano ad un mercato estero diventa essenziale considerare, all’interno del piano export, una strategia di digital marketing e comunicazione.
Abbiamo quindi chiesto ad Antonio Deruda, consulente e docente di comunicazione e marketing digitale, specializzato in marketing digitale internazionale, di raccontarci la sua esperienza in questo settore e come evolverà. Ecco l’intervista, buona lettura!

Buongiorno Antonio, ci racconti un po’ di te e di cosa ti occupi?
«Sono un consulente e docente di comunicazione digitale. Ho alle spalle oltre 15 anni di esperienza professionale in vari ambiti, sia istituzionali che corporate. Ho lavorato con organizzazioni e aziende di vari settori e dimensioni, da startup tecnologiche a multinazionali. Trovo sempre molto stimolante potermi confrontare con realtà diverse e questa mia multidimensionalità è un valore che cerco di trasmettere nel rapporto con i clienti.»

Lo scorso anno hai coordinato la comunicazione online della Presidenza italiana del G7: cos’hai imparato da questa esperienza?
«È stata sicuramente un’esperienza straordinaria e fuori dal comune. Sono stato chiamato a coordinare uno sforzo organizzativo rilevante e devo dire che sono sempre orgoglioso del fatto che, alla fine di questo sforzo corale, la comunicazione italiana del G7 è diventata una sorta di caso di scuola nel panorama internazionale. Infatti ci è stato riconosciuto che mai un G7 era stato comunicato in modo così innovativo.
Tre cose che mi porto da questa esperienza e che hanno contribuito al successo di quel lavoro sono sicuramente: il coinvolgimento di tutto il team, anche di chi non si occupava di comunicazione, nelle attività di storytelling dell’evento. L’uso delle nuove tendenze della comunicazione digitale, in particolare dei video. Un approccio di trasparenza, che paga sempre in comunicazione.»

Se dovessi spiegare il digital marketing ad un neofita, cosa gli diresti?
«La definizione che più mi piace di digital marketing è questa: l’uso delle tecnologie digitali per sviluppare una comunicazione integrata, calibrata sul proprio pubblico e misurabile. Mi piace perché contiene tre parole chiave importanti:
– integrazione, cioè la collaborazione con le altre funzioni aziendali. L’idea, quindi, di non lavorare a compartimenti stagni ma fare in modo che il marketing digitale interessi l’intera impresa.
– Calibrazione del messaggio, quindi tenere in considerazione ogni peculiarità del proprio pubblico e adattare il messaggio di conseguenza.
– Misurazione: è questa una delle grandi novità del digitale. C’è la possibilità di misurare in maniera molto dettagliata ogni strategia.»

Perché un’impresa dovrebbe investire in digital marketing?
«Ti rispondo con una controdomanda: perché non dovrebbe investire? Ovvero, perché non investire in un ecosistema, il web, nel quale le statistiche che abbiamo a disposizione ci dicono che sempre più persone spendono il loro tempo informandosi, cercando prodotti, confrontando offerte e anche, sempre più, acquistando direttamente? Credo che essere fuori da queste dinamiche sarebbe penalizzante per il business di qualsiasi azienda. Insomma: come fa un’azienda a non essere lì dove le persone vanno a cercare informazioni prima di acquistare?»

Quali sono i tuoi consigli riguardo la strategia di digital marketing per un’impresa veneta che vuole internazionalizzarsi?
«Ce ne sarebbero molti, mi concentro su due: il primo, credo sia quello di sfruttare gli strumenti che oggi il web offre per studiare meglio i mercati sui quali si vuole investire o sui quali si è già presenti ma non è mai stata fatta un’analisi approfondita. Oggi il web offre molti strumenti per comprendere meglio i comportamenti dei consumatori che sono diversi a seconda dei paesi, delle culture, del modo di utilizzare il web. Ecco, prima cosa, partirei da lì, dall’analisi.
Il secondo consiglio riguarda l’utilizzo dei dati provenienti dalla precedente analisi. L’analisi permette di avere tutti gli elementi che l’azienda dovrebbe sfruttare per adattare la propria comunicazione ai diversi mercati, ma soprattutto alle diverse culture. Bisogna, infatti, stare attenti quando si pensa che la globalizzazione abbia, in certo senso, appiattito un po’ il mondo. In parte può essere vero ma in realtà tante peculiarità culturali rimangono e una buona comunicazione ne deve tenere conto.»

Stai lavorando al tuo prossimo libro “Marketing digitale internazionale”: ci dai alcune anticipazioni di cosa leggeremo?
«Ci sto lavorando da un po’ di tempo e recentemente ho deciso di cambiare impostazione, trasformandolo in un manuale molto pratico. All’interno ci saranno tante informazioni su strumenti e tattiche per le piccole e medie imprese che vogliono affrontare al meglio la comunicazione digitale in paesi esteri.»

Ed infine: quali sono i trend digitali di quest’anno da seguire assolutamente?
«L’ecosistema digitale è in continua evoluzione e questo rappresenta una sfida nuova sia per chi, come me, lavora in questo settore ma anche, e soprattutto, per le aziende che devono essere pronte a riadattare le proprie strategie. Questo è un punto chiave secondo me e, scegliendo tre trend, considererei:
– il video marketing: sarà interessante vedere come si evolverà. Ci sono tantissime novità, come le dirette video, i video a 360°, i video in realtà virtuale, e sarà affascinante prestare attenzione a come queste novità si imporranno e come cambieranno il modo in cui gli utenti si approcciano alle informazioni online. Potrebbe diventare sempre più necessario raccontare, spiegare un prodotto attraverso un video.
– La seconda tendenza, presente da almeno un anno e mezzo, si è consolidata molto e riguarda l’utilizzo sempre più delle applicazioni di messaggistica anche nel marketing. C’è stato un boom a livello globale di utenti che utilizzano queste applicazioni e anche Facebook, ad esempio, ha investito molto nello sviluppo di nuove funzionalità per Messenger. Attraverso queste piattaforme potrebbe crearsi un rapporto quasi one to one tra utenti e aziende. Si tratta sicuramente di una nuova sfida per la comunicazione aziendale.
– La terza ha un taglio più tecnico, ma è necessario tenerne conto, e riguarda l’impatto che avrà l’entrata in vigore, a breve, del nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati personali (GDPR). È una bella sfida, a mio avviso, per le aziende e osserverei con attenzione cosa potrebbe cambiare nella comunicazione come conseguenza di questa norma.»

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