CONTRATTI INTERNAZIONALI: IL VADEMECUM
Questa rubrica, dedicata alla contrattualistica internazionale, contiene articoli che hanno l’obiettivo di mettere in luce le principali problematiche di carattere generale che si presentano a chi negozia dei contratti internazionali di vendita o distribuzione, illustrando, attraverso le spiegazioni di esperti del settore, le soluzioni più comunemente adottate nella prassi contrattuale.

Oggi intervistiamo l’avvocato Gianfranco Di Fini dello Studio Legale Nomos

Definisca il contratto internazionale

Secondo l’orientamento dominante della dottrina, il contratto internazionale può definirsi l’accordo tra due o più parti appartenenti a diversi Paesi; con esso sorge un rapporto giuridico tra soggetti che appartengono a differenti sistemi legislativi. Tuttavia ben può essere internazionale anche un accordo tra due soggetti appartenenti allo stesso Paese, ma che produce i suoi effetti anche o solo in un Paese straniero.

Quali sono le principali tipologie di contratto internazionale?

Le figure di contratti più diffuse nel commercio internazionale sono:
Compravendita internazionale: è un contratto che ha la funzione generale di trasferire un diritto (il più delle volte un diritto di proprietà su una cosa) da un soggetto ad un altro verso il corrispettivo di un prezzo;
Contratto di agenzia internazionale: è il contratto con il quale una parte (il preponente) affida in maniera duratura ad un’altra parte (l’agente) l’incarico di promuovere la conclusione di contratti;
Concessione in vendita: il concessionario, responsabile di un determinato territorio, acquista per rivendere successivamente in nome e per conto proprio i prodotti del fabbricante, che generalmente concede l’esclusiva allo stesso concessionario. A differenza dell’agente internazionale, il concessionario si occupa della promozione e dell’organizzazione delle vendita dei prodotti del fornitore;
Franchising: è un accordo, fra due soggetti giuridici, economicamente e giuridicamente indipendenti, in base al quale una parte concede all’altra, verso corrispettivo, il diritto di sfruttare marchi, denominazioni commerciali, insegne, modelli di utilità, disegni, diritti d’autore, know how, brevetti, allo scopo di commercializzare determinati beni o servizi agli utilizzatori finali. Pur presentando molte affinità con il contratto di concessione di vendita, se ne distingue perché la concessione in vendita è utilizzato unicamente per la distribuzione, mentre il franchising può essere utilizzato anche per il settore dei servizi e della produzione;
Contratto di licenza: ha ad oggetto il trasferimento della proprietà o la concessione di licenze d’uso di diritti di proprietà intellettuale (in particolare brevetti, modelli e marchi) a fronte del pagamento di somme “una tantum” o di royalties;
Joint venture: può essere “contrattuale” o “societaria”. La prima sorge attraverso la stipulazione di uno o più contratti collegati, che regolano ruoli, compiti e responsabilità di ciascuno; la seconda è un nuovo soggetto giuridico costituito ad hoc per realizzare una collaborazione e disciplinata da una serie di contratti. La joint venture contrattuale ha una durata pari al periodo di tempo necessario per la realizzazione del progetto per il quale essa è stata stipulata. Due o più imprese mettono a disposizione le loro reciproche capacità al fine di ottenere un risultato comune; come accade spesso nei contratti di appalto internazionale. La JV societaria invece è un nuovo soggetto giuridico costituito ad hoc per realizzare una collaborazione e disciplinata da una serie di contratti (main agreement e uno o più operational agreements) e può pertanto essere anche a tempo indeterminato;
Contratto di rete: accordo con cui gli imprenditori, per accrescere individualmente e collettivamente la propria competitività e la propria capacità innovativa, si obbligano sulla base di un programma comune a collaborare in forme e in ambiti predeterminati (attinenti all’esercizio delle proprie imprese) ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni (di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica) o ancora a esercitare in comune di una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa;
Consorzio per l’export: è un contratto tra imprenditori per creare un’organizzazione e limitare la concorrenza tra di loro, con l’obiettivo di meglio regolamentare e organizzare determinate fasi delle rispettive imprese e per svolgere attività nell’interesse comune. Il consorzio per l’export, mediante la propria struttura e la propria rete di servizi, provvede a organizzare iniziative promozionali e di ingresso in nuovi mercati attraverso l’adesione a missioni governative, partecipazione a fiere, ricerche di mercato e ricerca di partnership commerciali.

Quali sono le clausole tipiche di un contratto internazionale? 

Salva la specificità di ciascun contratto, le pattuizioni più ricorrenti nei contratti internazionali prevedono l’inserimento delle seguenti clausole:
Intestazione: contiene l’oggetto del contratto e che in linea di massima individua anche la disciplina legale specifica di tale contratto (se esistente);
indicazione delle parti, la data e il luogo di stipulazione;
preambolo o premessa: serve a chiarire le ragioni che giustificano determinate clausole del contratto o i presupposti che hanno portato alla stipula dello stesso;
clausole di entrata in vigore: disciplinano le modalità di conclusione del contratto e i termini di inizio dell’esecuzione;
termine: disciplina la durata del contratto;
clausole di forza maggiore: prevedono che al verificarsi di determinate circostanze eccezionali tali da rendere la prestazione di una parte oggettivamente impossibile o talmente onerosa da risultare di fatto insostenibile, la parte che ne subisce gli effetti può sospendere l’esecuzione del contratto o risolverlo andando esente da ogni responsabilità;
clausole di hardship: disciplinano le ipotesi in cui, a seguito di circostanze non previste dalle parti l’esecuzione del contratto diventi particolarmente onerosa per una delle due parti. Esse regolano la possibilità di adattare il contratto alle nuove circostanze con l’intervento di un negoziato, oppure di un terzo;
clausole penali: si prevede, in caso di inadempimento o ritardo nell’esecuzione della prestazione, che la parte inadempiente provveda al pagamento di una somma forfettaria predeterminata;
legge applicabile e risoluzione delle controversie: prevedono quale legge debba disciplinare l’interpretazione, l’esecuzione e la risoluzione del contratto e la scelta dell’organo (autorità giudiziaria nazionale o collegio arbitrale), che dovrà giudicare ogni possibile controversia che dovesse insorgere fra le parti;
clausole finali: sono clausole che chiudono l’accordo e che prevedono ad esempio la forma scritta per la modifica o l’integrazione del contratto, o la nullità di precedenti ed eventuali accordi precedentemente stipulati.

Come si risolvono le controversie internazionali?

I principali metodi di risoluzione delle controversie in materia di contrattualistica internazionale sono:
PROCESSO ORDINARIO: Le parti scelgono di devolvere la controversia ad un autorità giudiziaria nazionale o internazionale che emetterà una sentenza. I vantaggi connessi a tale scelta sono: i costi relativamente ridotti e l’ottenimento di una decisione vincolante per tutte le parti. Tale scelta però può aver diversi svantaggi che vanno attentamente soppesati (individuazione del foro competente, possibilità di esecuzione della sentenza in paese straniero, lunghezza dei tempi decisionali).
ARBITRATO: la risoluzione della controversia sarà devoluta ad uno o più arbitri designati, ovvero da designare, il quale emetteranno una decisione che sarà parificata ad una sentenza oppure avrà valore contrattuale e che le parti dichiarano di voler rispettare. I vantaggi dell’arbitrato sono: la rapidità, la segretezza del procedimento, la possibilità di ottenere una decisione riconosciuta ed eseguibile in paese straniero. Gli svantaggi sono: i costi elevati, l’esclusione di determinate materie; la possibilità di dover ricorrere al giudice ordinario per l’impugnazione del lodo.
ADR (ALTERNATIVE DISPUTE RESOLUTION): consentono il raggiungimento di un accordo tra le parti in conflitto, tramite accertamenti tecnici (Expert determination); conciliazioni (Mediation); processi simulato nel quale un advisor neutrale tenta la conciliazione e, se questa fallisce, rende un parere non vincolante (mini trial). Si caratterizzano per la rapidità del loro svolgimento, ma, di contro, non contengono decisioni che possano vincolare le parti.