Crescere un figlio e lavorare è una grande opportunità, ma può essere anche una difficoltà. Noi di E-Team International da sempre crediamo che il diventare madre possa essere un’occasione per sviluppare nuove competenze e conoscenze che possono accrescere la professionalità della persona. Molte delle nostre collaboratrici sono madri, alcune hanno iniziato a lavorare come libere professioniste proprio dopo la maternità altre molto prima.
Lo stimolo a trattare questo argomento nasce dall’origine di E-Team International: Veronica aprì l’azienda di Thiene, specializzata nella consulenza e formazione nei percorsi di internazionalizzazione e digitalizzazione, dopo la nascita di due figli. La crescita di E-Team International venne affiancata dalla crescita dei figli: un’opportunità che permise a Veronica di avere stimoli nuovi continuamente, con la libertà di pianificare e organizzare il suo tempo in base alle esigenze.
Sono molte le mamme inserite all’interno di E-Team International: ognuna ha la sua storia, la sua specializzazione e la sua visione del mondo lavorativo. Ognuna si è raccontata in questa intervista: ogni settimana aggiungeremo qualcuna sotto le domande, così alla fine avremo una visione d’insieme.
Buona lettura.

1. Hai trovato differenze nel metro di misura tra uomo e donna nel mondo del lavoro?
Natascha B.: Direi di no, anzi. L’essere donna mi ha portato spesso ad essere avvantaggiata perché a livello comunicativo colpisce maggiormente, per presenza, capacità di insegnamento. Solo una volta, in un colloquio, me ne andai, alzandomi e non salutando perché mi vennero richieste le mie intenzioni future (se volevo sposarmi e avere figli).
Laura: Sì, nella mia esperienza lavorativa ho riscontrato delle differenze di trattamento.
Natacha C.: Io personalmente no, non ho mai riscontrato differenze tra uomo e donna.
Chiara: Nel mio percorso lavorativo quest’aspetto l’ho riscontrato in base alla cultura d’impresa, dove mi sono confrontata. È evidente che a oggi ancora si notano approcci diversi nel genere sebbene molto sia evoluto negli anni. Anche nei ruoli di leadership le cose stanno cambiando piano piano e si stanno bilanciando. Questo fortunatamente perché l’essere donna ha molti vantaggi chiaramente dimostrati anche nell’ambito lavorativo.

2. Hai riscontrato difficoltà nel cercare lavoro come donna?
Natascha B.: Come donna no, come madre sì. Prima di avere mio figlio non c’era pregiudizio, a parte una volta (raccontata sopra). Come madre, invece, mi veniva richiesta l’età del bambino, la disponibilità oraria, l’appoggio di cui potevo usufruire. Da queste difficoltà la scelta di diventare libera professionista.
Laura: Sì, purtroppo.
Natacha C.: No, assolutamente.
Chiara: Fortunatamente non ho mai avuto problemi a trovar lavoro. Credo molto sia anche dato dal fatto che sono sempre stata determinata oltre, appunto, che fortunata. Non ho mai avuto una vera visione di cosa volevo diventare da grande, ma mi è sempre piaciuto spingere per portare avanti la mia visione nei diversi lavori che mi hanno coinvolto e nelle esperienze che la vita mi ha dato. Per definirmi ho scritto questa frase “Sono opera dello scalpello dell’esperienza usato dal tempo©.” Da qualche anno mi sono completamente reinventata, sono imprenditrice e consulente, credo che la donna abbia una grande creatività e capacità a mettersi in gioco, che sia un essere molto forte.

3. Tu sei anche mamma, quant’è difficile il mondo del lavoro per le madri?
Natascha B.: È più difficile tutto ciò che ci sta attorno: la chiusura delle scuole a una determinata ora, senza se e senza ma, le vacanze infinite, il mancato appoggio statale nell’aiutare le madri. Le malattie da gestire, le urgenze dell’ultima ora. Ma questo non c’entra con il mondo del lavoro, manca una connessione tra lavoro e welfare: sono due mondi paralleli che non si incontrano mai e questo crea il continuo problema. Io ho risolto con la pianificazione e l’organizzazione continua: scelgo sempre scuole che mi diano la possibilità di posticipi e anticipi e condivido il calendario continuamente con mio marito.
Laura: È molto difficile, soprattutto se non si ha a disposizione una struttura di supporto, come nonni, baby sitter, ecc.
Natacha C.: L’organizzazione è essenziale, inoltre possiamo dire che pagando si può tutto 😉
Chiara: Credo sia molto difficile nel momento in cui non puoi scegliere come gestire il tuo tempo. Ci sono lavori che non lo permettono, ci sono aziende che non hanno la cultura della flessibilità. Il primo è un limite imposto, il secondo è un limite assurdo. Parliamo di mamme, ma allargherei il tema ai genitori. Oggigiorno è un problema sia del padre sia della madre. Non ho mai fatto distinzione, seppur vero che credo la mamma abbia un legame diverso con il figlio e passi in priorità, almeno lo è molto per me. In Italia o meglio in certe aziende, c’è ancora molto questa visione che la mamma si trova a dover fare compromessi tra lavoro e casa, mentre non è così ovunque. Ho avuto la fortuna di diventare mamma in un cambio di carriera importantissimo. L’azienda permetteva la flessibilità oraria. Possibilità legata anche e soprattutto dal fatto che ci vuole formazione e cultura di pianificazione e propensione a lavorare per obiettivi. Certo ricoprivo un ruolo dirigenziale, ma con i collaboratori c’era lo stesso approccio. Il risultato contava, l’approccio alla collaborazione per arrivarci, ma non la presenza imposta. Questo mi dava un senso di calma, mi sentivo di dare ancora di più perché l’azienda dava il benefit più grande che oggi si possa avere, il tempo. La possibilità di gestire il tempo.
Certo bisogna diventare bravi nella pianificazione e gestire le energie.
In alcune aziende dove lavoro oggi o ho lavorato, il tempo si butta spesso. Una semplice riunione non strutturata si sa quando inizia e non quando finisce. Questo solo perché i punti non sono chiari, chi ne è responsabile o spesso ci si perde in discussioni non inerenti. Senza contare quanto poco si lavora in squadra ma più a dipartimenti stagni. Gli obiettivi non sono comuni e quindi la matrice di gestione non è coerente impattando la struttura del tempo. Ciò che mi è piaciuto è stato questo, gli SMART meeting. Riunioni strutturate dove tutto iniziava dai minutes: punti definiti con chi doveva presentarli, per quanto tempo ecc. Punti aperti che si chiudevano, nuovi punti che si aprivano con nuovi responsabili e deadlines, tutto tracciato e condiviso. Un lusso che permetteva a tutti di coordinarsi, delegare. La cosa che mi ha stupito di più la prima volta è vedere le persone alzarsi allo scadere dello scheduling della riunione sebbene la persona responsabile non avesse finito. Il rispetto a quello che viene dopo è incredibile, che sia un’altra riunione o un impegno personale, qualsiasi esso sia….senza giustificazioni.
Oggi cerco di portare questa mia esperienza in piccole/medie realtà venete, non è sempre facile poiché la cultura non si cambia in pochi mesi. Il risultato più bello è vedere le persone serene, che approcciano le cose in modo costruttivo. Il loro tempo è gestito e ottimizzato.
Un altro aspetto che uccide il tempo è la perdita di energia nelle polemiche. Ho imparato ad affrontarle chiudendo subito e tornando a ciò che serve per andare avanti e chiudere il punto.
Il lavoro non è una cosa distinta dalla vita, fa parte della vita. È un aspetto che ci appartiene, dove mettiamo il nostro tempo tutti i giorni, dove ci esprimiamo. Non avrei mai potuto pensare di vivere una vita distinta. Per questo ho scelto di costruirla attorno a ciò che per me è importante, esprimermi come persona e dedicarmi appieno alle cose che amo con qualità. Essere mamma è il lavoro più complesso e importante che abbia mai fatto, la responsabilità più grande a livello sociale, io ci tengo a esserci.

4. Quali sono state le difficoltà che hai riscontrato nel ritornare al lavoro dopo la gravidanza?
Natascha B.: La mancanza di possibilità: perché il bambino era piccolo e quindi per i possibili datori di lavoro questo indicava la mancata disponibilità da parte mia. Dall’altra parte l’esigenza di iniziare subito dopo il colloquio, senza possibilità di organizzarmi. Problemi che sono scomparsi con la scelta di diventare libera professionista: mi organizzo, pianifico e gestisco come preferisco.
Laura: Le difficoltà sono state principalmente due: quella di conciliare le necessità di un bimbo piccolo con il lavoro e conciliare il desiderio di veder crescere mio figlio con la volontà di non uscire dal mercato professionale.
Natacha C.: La mancanza di tempo per me stessa, ma dipende sempre dalla personalità di ciascuno e di quanto si è disposti a sacrificarsi.
Chiara: Mi ritengo una persona fortunata, non ho avuto nessuna difficoltà, se non nei miei limiti iniziali di pensare di mettere mia figlia all’asilo nido a tre mesi. Subito ho capito che non c’era nessun problema, che riuscivo a gestirmi e con le maestre a imparare a gestire Agatha che cominciavo a conoscere. Mi organizzavo lo scheduling in modo da poter uscire presto, andare a prendere mia figlia, stare con lei. Vivevo in Belgio all’epoca, i bambini piccoli solitamente vanno a letto presto. Mi alzavo alle 6, giocavo con lei 2 ore e poi ognuno a fare le cosette sue. La sera spesso mi riconnettevo per lavorare, avevo le call con USA e Singapore alla mezzanotte, ma non mi pesava perché l’approccio aziendale era aperto nella gestione del tempo. Era un vero dare-avere.

5. Come reagivano i selezionatori o i tuoi interlocutori lavorativi nel sapere che saresti diventata madre o che eri mamma?
Natascha B.: Male. Essere mamma sembra essere sinonimo di mancata disponibilità, di persona che continua ad assentarsi: nessuno pensa che una donna abbia voglia di mettersi in gioco, di lavorare seppur madre. Tutti pensano che la donna mamma va a lavorare solo per esigenza di soldi e che quindi approfitterà dell’essere dipendente per stare a casa a gestire il bimbo, malato, in vacanza, eccetera, percependo comunque lo stipendio da dipendente. Non è così ed è frustrante non riuscire a farlo capire: essere madre non va a cancellare la passione professionale, la voglia di avere una posizione.
Laura: Diciamo che ci sono state diverse reazioni. Gli uomini non avevano grossi problemi a riguardo, mentre per le donne era come se avessi una malattia infettiva. Un giorno, proprio ad una donna, dissi che un bambino è solo una persona piccola, non una malattia contagiosa.
Natacha C.: Purtroppo reagivano peggio nel sapere quanto percepivo di stipendio.
Chiara: Il giorno che l’azienda mi chiamò per offrirmi un lavoro fui molto chiara “ruolo interessante – dissi – ma ho quasi trentotto anni e se arriva il bebè avrà la priorità”, la risposta del responsabile Risorse Umane è stata “avere un figlio non è un problema, è semplice organizzazione”. Per loro contava il talento e ciò che avrei portato in azienda come cambiamento e non la presenza. Ho apprezzato tanto quella risposta che non ho potuto non accettare il ruolo. Io stessa nella mia carriera gestivo donne che stavano diventando madri. Sicuramente per l’azienda è un costo da considerare ed anche una pianificazione di delega, ma ciò che conta sia focalizzarsi sulla risorsa e motivarla. Se una madre si sente sostenuta come donna dà moltissimo perché dentro è leggera. L’obiettivo non è pensare a quanta maternità deve richiedere, ma come poter gestire le diverse fasi perché tutto sia, per quanto possibile, organizzato.

6. Perché hai scelto di diventare libera professionista?
Natascha B.: Per superare tutte le difficoltà date dal mondo dei lavoratori dipendenti: posso portare avanti la mia passione, scrivere e comunicare, creando reddito e sono presente a livello familiare come madre.
Laura: Essere libera professionista mi dà la possibilità di avere maggiore autonomia.
Natacha C.: Per avere più tempo e non avere nessuno di incapace che mi comandi!
Chiara: È stato un percorso lungo, abbandonare quanto costruito in quasi vent’anni, mi faceva molta paura. Sebbene lavorassi per un’azienda meravigliosa, volevo poter dare un’opportunità a me stessa di reinventarmi, volevo provare la strada dell’imprenditoria, della creatività a 360°. Mia figlia mi ha comunque spinto nella decisione, era piccola e avevo voglia di provare questo passo in quel periodo per vivere pienamente questa nuova fase della mia vita. Un rischio, certo, ma sono convinta che se le cose non dovessero andare un giorno, ci sarà sempre altro da fare. La vita è per me un laboratorio di esperienze.

7. Quali opportunità ti vengono date con la libera professione?
Natascha B.: L’essere in contatto con molte realtà, aziende, enti e associazioni, che mi stimolano continuamente perché non sono focalizzata su un unico progetto. Lavoro molto, supero le otto ore giornaliere, ma riesco a gestirmi l’agenda in base alle esigenze familiari, senza dover rendere conto a nessuno.
Laura: Quando sei libera professionista puoi scegliere cosa fare, come e quando farlo e anche se farlo!
Natacha C.: Davvero molte, anche troppe a volte.
Chiara: Libera professione, la parola corretta per tradurre ciò che credo sia la vera opportunità che ho trovato. L’opportunità è di essere imprenditore, consulente, madre, liberamente pianificando.

8. Quali sono le competenze che hai acquisito con il diventare mamma, che ora ti sono utili anche nel mondo del lavoro?
Natascha B.: Dapprima la pazienza, poi l’organizzazione, la pianificazione: caratteristiche che prima sottovalutavo ma che ora mi sono necessarie ogni giorno e quindi porto all’interno del mio lavoro continuamente. Ho migliorato molto anche il modo in cui comunico: da madre ho imparato l’essenzialità della creatività e ciò influisce molto nella formazione e nella docenza.
Laura: La pazienza e sicuramente il multitasking.
Natacha C.: L’organizzazione, la pianificazione, la strategia oltre che la diplomazia e la pazienza.
Chiara: Prima direi come mi hanno aiutato le diverse esperienze nell’approccio alla maternità. La pianificazione è una cultura che ho imparato negli anni professionalmente e mi ha aiutato a gestire l’arrivo di una nuova vita. D’altra parte essere mamma, mi ha insegnato a focalizzarmi sull’essenziale e approcciare le cose in modo più distaccato. Inoltre ho capito ancora di più il valore del diverso e l’importanza di partire da noi per accompagnare l’altro alla crescita. Un approccio che porto molto con me nel lavoro, con le risorse che gestisco. Inoltre ho imparato a guardare al futuro costruendo bene il mio presente. Mi sveglio determinata e voglio andare a letto soddisfatta con tutti gli slalom che possiamo incontrare durante la giornata. Perché ogni giorno ho aggiunto un piccolo mattoncino alla costruzione del mio futuro con chi mi sta attorno, famiglia o azienda che sia. Ho affrontato le cose in modo positivo e costruttivo con me e con chi sta con me.
I bambini ci insegnano moltissimo in questo aspetto.

9. Perché hai deciso di collaborare con E-Team International? Quali sono i vantaggi di questa collaborazione?
Natascha B.: E-Team International è un’azienda con la presenza per la maggior parte femminile: mi dà modo di confrontarmi con una realtà in cui ci si può scambiare opinioni, essere capita. La collaborazione instaurata rientra poi nella possibilità di organizzarmi e pianificarmi: essenziale questa caratteristica per me oggi.
Laura: E-Team International è un’azienda attenta ai bisogni e alle necessità dei collaboratori che mostra sensibilità nei confronti delle persone, cosa piuttosto rara oggi.
Natacha C.: Ho incontrato E-Team International casualmente, è stata un caso fortuito.
Chiara: La collaborazione è iniziata per caso incontrando un consulente che già lavora con l’agenzia e che mi mise in contatto con Veronica Costa – CEO. Il nostro primo colloquio lo abbiamo fatto davanti ad un caffè nella piazza del mio paese. Ho apprezzato moltissimo Veronica perché è una persona determinata e diretta, allo stesso tempo semplice, umana e umile nell’approccio. C’è stata intesa fin da subito e siamo partiti con un progetto test che si è poi evoluto in collaborazione. E-Team International è una squadra di persone molto professionali che lavorano in modo strutturato per connettere competenze con aziende. Per quanto mi riguarda un vero supporto nel fare scounting e creare il contatto. Un vero e proprio lavoro che comporta credibilità, conoscenza ed energia. L’approccio è molto pragmatico, concreto, con una grandissima abilità a filtrare i profili necessari allo sviluppo aziendale.

10. È virtuoso essere libera professionista e madre? Perché? Per quali motivi?
Natascha B.: A volte è un “casino” vero e proprio: spesso lavoro di notte per portare avanti progetti ed essere comunque presente con mio figlio. Ma anche questa situazione è rappresentativa: ho la possibilità di lavorare da casa, non devo fare straordinari in azienda. Quindi sì, è virtuoso essere libera professionista e madre.
Laura: Non saprei sinceramente, essere madre è una scelta, come lo è non esserlo. Non credo che le madri siano migliori, hanno solo esperienze maggiori e diversificate.
Natacha C.: C’è una domanda di riserva? 😉
Chiara: In entrambi i casi, il percorso si impara, non si eccelle già alla partenza, forse non si eccelle mai veramente, l’importante è per me essere aperti, essere curiosi, voler rimettersi in gioco e apprendere.
Da una parte applichiamo studi o competenze che ci hanno formato e che possiamo mettere a disposizione in un prodotto o servizio. Certamente come consulente credo che l’essere virtuoso si concretizzi con la soddisfazione del cliente nell’aver portato valore aggiunto al business attraverso dei risultati visibili.
D’altra parte essere mamma, significa per me mettere al centro di ogni priorità mia figlia. L’essere virtuosi in questo senso comporta riuscire a non farsi troppo sommergere dalla quotidianità e cercare, per quanto possibile, di essere presenti con qualità nel rispetto dei tempi del figlio, avere un figlio sereno.